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Vaccinazioni Covid, come funzionano le indennità

MILANO (Reuters) - Quella in corso contro il Covid 19 è la più grande vaccinazione di massa globale che si sia mai registrata. E ai grandi numeri di persone che vengono vaccinate, sono correlati possibili grandi numeri di effetti collaterali, lievi o gravi.

Una persona riceve una dose del vaccino Moderna contro la malattia il Covid-19 all'Auditorium della Musica di Roma, Italia, il 14 aprile 2021. REUTERS/Yara Nardi

Oltre all’aspetto sanitario, c’è quindi anche un aspetto economico, relativo agli indennizzi per le vittime di questi effetti, o per le loro famiglie.

Ogni nazione ha una sua legislazione in merito.

Questo è quel che è previsto in Italia.

INDENNIZZI E RISARCIMENTI

ogni cittadino italiano può ricorrere alla via giudiziaria per vedersi riconoscere da un tribunale civile il risarcimento per un danno che ritiene di aver subito.

Fatto salvo questo, e indipendentemente cioè dai risarcimenti per via causa giudiziaria, la normativa italiana prevede una via amministrativa per degli indennizzi che vengono riconosciuti dallo Stato, in presenza di una serie di condizioni, e non dall’azienda farmaceutica del caso o da un eventuale operatore responsabile di un qualche errore.

LA LEGGE ITALIANA

Il riferimento normativo a questo riguardo è la legge 201 del 1992, integrata dalla legge 229 del 2005, che prevede indennizzi per danni da vaccinazioni obbligatorie.

Un decreto ministeriale stabilisce come quantificare l’indennizzo in base alla gravità del danno e alle condizioni economiche del richiedente.

A erogare questi indennizzi sono chiamate le regioni a statuto ordinario, mentre per quelle a statuto speciale e per le province autonome di Trento e Bolzano l’ente erogatore è direttamente il ministero della Salute.

Dal 2006 allo scorso anno, la cifra globale annuale messa a bilancio per questo genere di indennità e’ stata di 30 milioni di euro.

Nella scorsa legge di bilancio, questa somma è stata aumentata a 50 milioni di euro per il 2021.

VACCINI OBBLIGATORI O RACCOMANDATI?

La legge del ‘92 però prevede indennizzi solo per le vaccinazioni obbligatorie.

“Secondo il mio parere legale la vaccinazione anti Covid, seppur non obbligatoria, risulta comunque riconducibile a questa legge - dice l’avvocato Sara Pievaioli, legale di Cittadinanzattiva, associazione per la tutela dei diritti dei cittadini - La Corte Costituzionale infatti, nel caso di una vaccinazione, quella della epatite A, che non era obbligatoria ma raccomandata ha esteso nel 2012 la ratio della norma anche a questa vaccinazione”.

Il parlamento però non ha chiaramente messo per iscritto, aggiornando la legge, che anche tutte le altre vaccinazioni raccomandate vanno incluse fra quelle indennizzabili.

“Non abbiamo precedenti. Quindi è probabile che ci vorrà un caso concreto, che farà giurisprudenza - continua l’avvocato Pievaioli - Detto questo, ribadisco che per analogia queste vaccinazioni dovrebbero rientrare nella legge del ‘92”.

Secondo il legale, due ulteriori elementi a favore di questa ipotesi sono il fatto che la vaccinazione contro il Covid-19 sia “altamente raccomandata”, tanto che ci sarà una sorta di passaporto vaccinale; e il fatto che il governo l’abbia resa obbligatoria per decreto per tutto il personale sanitario, medici e infermieri.

“SPERIMENTAZIONE DI MASSA” E RISARCIMENTI

“Rispetto alla vaccinazione in corso - spiega il legale - la difficoltà di riconoscere un automatismo tra l’incompleta informazione data ai pazienti che si sono sottoposti al vaccino e il loro diritto al risarcimento risiede nello stato delle attuali evidenze scientifiche del vaccino stesso”.

In altre parole, siamo in una specie di fase 4 , in cui dopo l’autorizzazione degli enti regolatori si valuta il vaccino nel mondo reale.

“Siamo, in altri termini, tutti pazienti che si stanno sottoponendo, otre che a una vaccinazione di massa, alla sperimentazione di quella stessa vaccinazione”, continua.

Questo aspetto riguarda gli eventuali risarcimenti, non le indennità.

“E’ da qui che deriva la difficoltà a stabilire a priori la sussistenza delle responsabilità che danno luogo al diritto al risarcimento”.

Un esempio potrebbe essere quello dei rari casi di trombosi collegati al vaccino AstraZeneca.

“Bisogna verificare se, quando sono emersi questi casi, le conoscenze scientifiche non fossero ancora tali da permettere agli addetti ai lavori il loro inserimento nell’informativa o, viceversa, pur essendolo, esse siano state scientemente o negligentemente omesse”.

CONSENSO INFORMATO “RAFFORZATO”

“Vista la situazione attuale - prosegue l’avvocato - ritengo che alla cittadinanza dovrebbe essere data un’informativa rafforzata, ovvero più estesa e specifica sul modello del protocollo di sperimentazione”.

Fra i dati informativi rispetto agli eventi avversi, dice, sarebbero opportuni quelli sui metodi di rilevamento e misure per controllarli, informazioni su dove si trova il codice di assegnazione e come si potrà accedervi in caso di emergenza.

COME SI FA A RICHIEDERE L’INDENNITÀ’?

A questa domanda ha risposto la Regione Lombardia, citando la prassi che però è estendibile a tutte le altre regioni, eccetto i riferimenti alle specificità lombarde.

La domanda, unitamente alla documentazione sanitaria, può essere presentata a qualsiasi ASST (azienda socio sanitaria territoriale).

ASST istruisce la pratica fornendo le necessarie informazioni al cittadino. Una volta che la pratica è completa viene mandata dalla ASST alla CMO (Commissione medica ospedaliera) dell’Ospedale Militare di Milano che formula il giudizio e restituisce il verbale alla ASST.

L’ASST comunica l’esito al cittadino. Se positivo comunica i dati alla ATS (Agenzia di tutela della salute) che provvede alla parte economica.

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