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Finanza 

Eni, possibile sbarco Borsa 20-30% divisione retail-rinnovabili - fonte

MILANO (Reuters) - Eni punta a scorporare la nuova divisione retail e di energia rinnovabile entro l’anno prossimo e potrebbe quotarne una partecipazione di minoranza per raccogliere risorse per finanziare la transizione energetica.

Il logo Eni presso la sede centrale a San Donato Milanese. REUTERS/Stefano Rellandini

Lo ha riferito una fonte del settore a conoscenza della questione.

La divisione, che include la generazione di energia rinnovabile e la vendita di energia ai clienti, potrebbe valere all’incirca 10 miliardi di euro, dice la fonte.

Eni ha alzato la barra delle sue ambizioni per il clima il mese scorso, impegnandosi a essere ‘carbon neutral’ entro il 2050 mentre cerca di tenere il passo in un settore sotto la crescente pressione degli investitori per ridurre le emissioni.

In quest’ambito, la società ha annunciato la fusione delle attività di energia rinnovabile e vendita al dettaglio per diventare uno dei più grandi attori europei del commercio al dettaglio di energia pulita, aumentando la base di clienti in sinergia con le sue ambizioni ‘green’.

Eni ritiene che l’unità raddoppierà gli utili ‘core’ a 1 miliardo di euro nel 2024.

“La nuova unità sarà operativa entro giugno e quindi l’opzione più probabile è quella di scorporarla e quotare il 20-30% entro il prossimo anno”, ha detto la fonte.

Altre opzioni includono una fusione con un’azienda esistente o la collaborazione con dei partner, anche se queste sono meno probabili, ha aggiunto la fonte.

Diverse società energetiche europee, tra cui la spagnola Repsol, stanno cercando di scorporare parti delle loro attività nel settore delle energie rinnovabili per raccogliere fondi per ridurre il debito e finanziare l’allontanamento da petrolio e gas.

I titoli delle società rinnovabili sono saliti vertiginosamente nell’ultimo anno con l’accelerazione della transizione energetica globale, mentre le azioni delle compagnie petrolifere sono crollate a causa della pandemia e dei timori degli investitori per il loro ruolo in un’economia a basse emissioni di Co2.

Secondo la fonte, lo spin-off della nuova divisione potrebbe più che raddoppiare i suoi multipli di mercato, lasciando spazio per raccogliere anche 2-3 miliardi di euro di debito, al di fuori del bilancio di Eni, per sostenere la crescita del business delle rinnovabili.

“Come abbiamo detto alla presentazione della strategia, prenderemo in considerazione le opzioni per sbloccare valore dalla fusione del nostro business per i clienti e per le energie rinnovabili”, ha detto una portavoce di Eni.

Secondo un rapporto Hsbc di gennaio, le quotazioni di attività a basse emissioni di Co2 potrebbero aumentare il valore di questi business da 5 a 6 volte al di fuori di una major petrolifera piuttosto che all’interno, sulla base delle valutazioni correnti delle società rinnovabili.

Spin-off o vendita di quote, tuttavia, rischiano di ridurre l’esposizione delle compagnie petrolifere all’elettricità a basse emissioni, secondo il rapporto.

In occasione dell’aggiornamento sulla strategia a febbraio, Eni ha promesso di aumentare la capacità di energia rinnovabile a 4 gigawatt nel 2024, da 0,7 GW di quest’anno, prima di aumentare fino a 15 GW nel 2030, e a 60 GW nel 2050 “pienamente integrato con i clienti Eni”.

La fusione delle due attività consentirà a Eni di far crescere la propria base retail circa del 50% entro il 2030, fino a raggiungere i 15 milioni di clienti, e di utilizzare il 45% della propria produzione di energia green per servire i clienti e contribuire a raggiungere gli obiettivi Scope 3 che includono le emissioni dei prodotti venduti.

Eni, che ha posto il retail al centro delle operazioni, si è impegnata a investire circa 4 miliardi di euro per la nuova divisione da qui al 2024.

Tradotto da Redazione Danzica, in redazione a Milano Gianluca Semeraro, alice.schillaci@thomsonreuters.com, +48587696614

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