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8 settembre, polemica La Russa-Napolitano sui soldati di Salò

Giorgio Napolitano in una foto d'archivio. REUTERS/Alessandro Bianchi (ITALY)

ROMA (Reuters) - Dopo che ieri il sindaco di Roma ed esponente di An Gianni Alemanno si è attirato numerose critiche per aver distinto tra il “male assoluto” delle legge razziali ed il fascismo, oggi il ministro della Difesa Ignazio La Russa - anche lui esponente di spicco di An - è stato protagonista di una polemica indiretta col capo dello Stato sul ruolo delle truppe della Repubblica di Salò.

Nel suo intervento a Porta San Paolo - uno dei luoghi-simbolo della resistenza agli invasori nella Capitale l’8 settembre 1943, il giorno dell’armistizio - il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha esaltato il ruolo dei militari che rifiutarono di aderire al regime fascista di Salò tenendo “vivo il senso della fedeltà al giuramento e della lealtà verso chi rappresentava la continuità della Nazione”. Ma poco dopo, dallo stesso palco, La Russa ha difeso invece i soldati “repubblichini”, perché anch’essi credevano “nella difesa della patria”.

“Farei un torto alla mia coscienza - ha detto il ministro, in un intervento ripreso dalle telecamere - se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”.

In precedenza, il capo dello Stato aveva parlato di “un duplice segno della Resistenza. Quello della ribellione, della volontà di riscatto, della speranza di libertà e di giustizia che condussero tanti giovani a combattere nelle formazioni partigiane e, non pochi, a sacrificare la loro vita. E quello del senso del dovere, della fedeltà e della dignità che animarono la partecipazione dei militari, compresa quella dei seicentomila deportati nei campi tedeschi, rifiutando l’adesione alla Repubblica di Salò”.

In una nota diffusa successivamente La Russa, il cui discorso è stato fortemente criticato da esponenti del centrosinistra - col segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero che ne ha chiesto le dimissioni -, ha poi precisato che non c’è stato “nessun contrasto, neanche il più larvato col Presidente della Repubblica”.

“A chi volesse cercare a tutti i costi polemiche pretestuose - ha detto ancora il ministro - invito a leggere tutto il mio intervento in cui il breve riferimento [...] è inserito in un ampio, costante, grato omaggio e riconoscimento a quanti si immolarono in quell’8 settembre per la libertà e la democrazia”.

“Parole anche più significative in passato sono state al riguardo pronunciate, come noto, da diversi esponenti istituzionali di rango elevatissimo senza che ciò provocasse scalpore”, ha detto nel comunicato il responsabile della Difesa.

Pur senza citarlo, La Russa ha fatto riferimento all’ex presidente della Camera Luciano Violante (del Pd), che nel discorso che seguì il suo insediamento, invitò a capire, non senza provocare proteste, anche le ragioni dei cosiddetti “ragazzi di Salò”. Pur spiegando, successivamente, che il suo giudizio su Salò e il regime restava assolutamente negativo e che molti continuarono a militare nella Rsi anche dopo aver conosciuto i crimini nazi-fascisti.

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